Storia

Italia e Giappone nel design: una relazione lunga secoli

I rapporti tra Italia e Giappone nel campo del design nascono molto prima che esistano parole come “made in Italy” o “design thinking”. Fin dal XVI secolo, ambascerie, viaggi, collezioni e mostre hanno costruito un immaginario reciproco fatto di oggetti, architetture, tessuti, forme e modi di vivere.

Nel Novecento queste relazioni diventano più strutturate: mostre alla Triennale di Milano, padiglioni all’Expo di Osaka 1970, aziende italiane in Giappone e un vero e proprio “Italian boom” nel Paese del Sol Levante. Oggi questo dialogo continua attraverso musei, università, brand, architetti, designer e associazioni come IDJ – Italian Design Japan.

Questa è una timeline sintetica delle principali tappe che hanno preparato il terreno alla nascita di IDJ – Italian Design Japan.

1585 · La Missione Tenshō: il primo ponte culturale

Nel 1585 quattro giovani emissari giapponesi visitarono Venezia, Firenze, Mantova, Milano e Roma, dove incontrarono papa Gregorio XIII e le principali corti italiane. La loro ambasceria segnò il primo contatto strutturato tra Italia e Giappone, con un forte valore diplomatico e simbolico.

Oggetti, lettere e testimonianze del viaggio circolarono tra i due Paesi, creando un immaginario reciproco che nei secoli successivi avrebbe alimentato interesse, collezionismo e scambi culturali destinati a influenzare anche l’arte e il design.

1876–1883 · La Scuola tecnica di belle arti di Tokyo e i primi “designer” giapponesi

Nel periodo Meiji il governo giapponese invita in Giappone artisti italiani come Edoardo Chiossone e Vincenzo Ragusa per fondare la Scuola tecnica di belle arti di Tokyo (Kōbu Bijutsu Gakkō). L’obiettivo non è solo insegnare pittura e scultura, ma sviluppare le arti applicate per sostenere la modernizzazione industriale del Paese. Chiossone e Ragusa contribuiscono a formare un’intera generazione di artisti e futuri designer giapponesi, introducendo tecniche europee e un nuovo modo di pensare il rapporto tra arte, industria e produzione.

1928 · La Residenza Estiva dell’Ambasciata d’Italia a Nikkō

Sul lago Chūzenji viene costruita nel 1928 la villa estiva dell’Ambasciata d’Italia, progettata da Antonin Raymond, figura chiave del modernismo in Giappone. L’edificio unisce materiali locali, linee moderne e un uso sofisticato del legno, fondendosi armoniosamente con la natura di Nikkō. Per decenni diventa luogo di incontri, ospitalità diplomatica e scambi culturali. Restaurata e aperta al pubblico, oggi è una testimonianza architettonica del dialogo tra estetica italiana e sensibilità giapponese.

1950–1960 · La Triennale di Milano e il Japan Design Committee

Nel dopoguerra, la Triennale di Milano diventa un punto di incontro decisivo tra professionisti italiani e giapponesi. Le partecipazioni nipponiche alle Triennali stimolano la nascita del Japan Design Committee, che promuove il design giapponese nel mondo e avvia scambi costanti con Milano. Questo dialogo istituisce un terreno comune su temi come industrial design, grafica, arredo e ricerca sui materiali. Si tratta della prima collaborazione sistematica tra i due Paesi nel campo del design contemporaneo.

1964–1965 · La Residenza dell’Ambasciata d’Italia a Mita (Tokyo)

Nel quartiere di Mita, su un’area storica appartenuta in epoca Edo alla famiglia Matsudaira, viene costruita negli anni ’60 la nuova Residenza dell’Ambasciatore d’Italia. La prima pietra è posata nel 1964 e l’edificio viene completato nel 1965, su progetto degli architetti Pier Francesco Borghese e Masachika Murata. La struttura combina eleganza italiana e tradizione giapponese, circondata da un grande giardino storico. Per decenni diventa uno dei principali luoghi di rappresentanza, cultura e dialogo artistico tra i due Paesi.

1965 · “Contemporary Italian Design” alla Design Gallery 1953

Nel 1965 la Design Gallery 1953 di Tokyo ospita una delle prime mostre organiche dedicate al design italiano: “Good Design Exhibition ’65: Contemporary Italian Design”. L’esposizione presenta mobili, oggetti, lampade e grafica che definiscono il nuovo linguaggio del design italiano. Per il pubblico giapponese è una rivelazione: l’Italia appare come un laboratorio creativo guidato da qualità, eleganza e innovazione. La mostra consolida la presenza dell’Italia nel panorama progettuale giapponese.

1969 · Arflex Japan: l’incontro tra industria italiana e sensibilità giapponese

Nel 1969 Tadashi Hoshina fonda Arflex Japan dopo un periodo di formazione in Italia presso Arflex. L’azienda introduce nel mercato nipponico il divano moderno imbottito, traducendo il know-how italiano in un’estetica e in una produzione adatte alle case giapponesi. Arflex Japan diventa uno dei primi esempi di collaborazione industriale stabile tra Italia e Giappone nel settore dell’arredo. Questo passaggio apre la strada alla presenza duratura dei brand italiani nel mercato locale.

1970 · Expo Osaka: i padiglioni italiani e la nascita dell’immagine contemporanea del design italiano

Dal 15 marzo al 13 settembre 1970 si svolge a Osaka la prima Esposizione Universale in Asia. L’Italia partecipa con due padiglioni distinti: il Padiglione Nazionale, progettato da Gilberto e Masino Valle con Sergio Brusa Pasqué, e il Padiglione dell’Industria Italiana, firmato da un giovane Renzo Piano. Alle architetture era richiesto uno spazio privo di pilastri e altamente flessibile: il padiglione industriale risponde con una struttura leggera in poliestere rinforzato, sollevata da terra di un metro e tesa da una maglia di cavi d’acciaio. L’insieme offre al pubblico giapponese un’immagine innovativa, tecnologica e audace del design e dell’industria italiana.

1980–1995 · L’Italian Boom: moda, design e lifestyle conquistano il Giappone

Tra anni ’80 e primi ’90 il Giappone vive un vero “Italian boom”. Moda, arredo, cucina, musica e grafica italiane diventano simboli di eleganza e qualità. I brand italiani aprono showroom a Tokyo e Osaka, mentre interior italiani vengono richiesti in case, hotel, ristoranti e boutique. Il “Made in Italy” entra nell’immaginario giapponese come stile di vita aspirazionale. È in questo periodo che il design italiano diventa componente stabile del paesaggio urbano e culturale giapponese.

1994–2001 · Architettura italiana in Giappone: dal Kansai a Ginza

Negli anni ’90 e 2000 l’architettura italiana lascia segni importanti in Giappone. Nel 1994 viene inaugurato il Terminal dell’Aeroporto Internazionale del Kansai, progettato da Renzo Piano, grande opera infrastrutturale che unisce tecnologia avanzata e spazialità fluida. Sempre Piano progetta la Maison Hermès a Ginza, landmark di vetro nel cuore di Tokyo. Parallelamente Mario Bellini firma il Tokyo Design Center, lo Yokohama Business Park e altri complessi direzionali, mentre Massimiliano e Doriana Fuksas realizzano la Armani Ginza Tower. L’Istituto Italiano di Cultura di Tokyo, progettato da Gae Aulenti, diventa un altro presidio fisico del design italiano nella capitale. Insieme, queste opere consolidano la presenza italiana nel paesaggio urbano giapponese.

2000–2010 · Musei e mostre tra Italia e Giappone

Nei primi anni Duemila cresce il numero di mostre dedicate al design italiano in Giappone e, parallelamente, a quello giapponese in Italia. Musei, fondazioni e istituzioni culturali organizzano esposizioni che mettono a confronto linguaggi, materiali e processi dei due Paesi. Le mostre sul design italiano a Tokyo e Osaka e quelle sul design giapponese alla Triennale di Milano e in altri musei italiani contribuiscono a rafforzare l’interesse reciproco. Questo periodo segna un’intensa attività espositiva che consolida il ruolo dei musei come ponte tra le due culture del progetto.

2010–2020 · Ricerca, università e collaborazioni professionali

Dal 2010 in poi il dialogo si approfondisce grazie a università, scuole di design e fondazioni che avviano programmi congiunti, workshop e scambi accademici su temi quali sostenibilità, materiali innovativi, artigianato avanzato e città del futuro. Parallelamente aumentano le collaborazioni professionali tra studi italiani e committenti giapponesi, con progetti in ambito retail, hospitality, interior e product design. Questa fase porta il rapporto tra Italia e Giappone dal terreno espositivo a quello della ricerca e della pratica progettuale condivisa.

2024 · La Casa del Design Italiano all’Ambasciata d’Italia

Nel 2024 viene inaugurata la Casa del Design Italiano, prima esposizione permanente di design industriale italiano ospitata all’interno di un’Ambasciata. Promossa dall’Ambasciatore Gianluigi Benedetti e curata dagli architetti Matteo Belfiore e Valentina Cannava, nasce in collaborazione con ADI e con il contributo di importanti aziende italiane del settore. Allestita negli spazi della Cancelleria rinnovati da Gae Aulenti, presenta oggetti, arredi e icone del design contemporaneo, trasformandosi in un luogo per mostre, incontri e attività culturali. La Casa del Design diventa così una piattaforma stabile per valorizzare la creatività italiana e rafforzare il dialogo culturale con il Giappone.

2025 · Expo Osaka e il nuovo dialogo sul futuro

All’Expo 2025 Osaka, l’Italia presenta un nuovo padiglione firmato da MCA – Mario Cucinella Architects, sviluppato sotto la direzione del Commissario Generale Mario Vattani e ispirato al tema “Art Regenerates Life”. Il progetto reinterpreta la città ideale rinascimentale in chiave sostenibile, con piazza, portico, giardino e spazi aperti. Il padiglione diventa un simbolo della cooperazione contemporanea tra Italia e Giappone nel design, nell’architettura e nella cultura. Nel contesto di Expo nasce anche IDJ, come rete permanente dei professionisti del design italiano attivi in Giappone.

2025 · Nasce IDJ – Italian Design Japan

Nel 2025 prende vita IDJ – Italian Design Japan, una comunità fondata da Matteo Belfiore insieme a un gruppo di colleghi designer e creativi italiani attivi in Giappone. L’associazione riunisce architetti, designer, grafici, artisti e professionisti del progetto con l’obiettivo di valorizzare il design italiano, promuovere collaborazioni con il contesto giapponese e costruire ponti culturali e professionali. La nascita di IDJ rappresenta il capitolo più recente di una storia secolare fatta di incontri, architetture, mostre, industria e visioni condivise tra Italia e Giappone.